giovedì 22 giugno 2017

XY Quartet: “Orbite” [nusica.org, 2017]

È uscito lo scorso 12 aprile “Orbite”, il terzo lavoro del XY Quartet, in occasione della “Giornata internazionale del volo umano nello spazio”, istituita dall’Unesco per ricordare il cosmonauta Yuri Gagarin che il 12 aprile del 1961 fu il primo uomo a orbitare intorno alla Terra. Questo perché si tratta di un lavoro concettuale, che il quartetto sviluppa in otto brani originali dedicati agli esploratori dello spazio, come Malcolm Carpenter o Vladimir Komarov. I primi piani espressivi sono spesso a favore del sassofono alto di Nicola Fazzini, che non manca di dialogare con gli altri interpreti, soprattutto con il vibrafono di Saverio Tasca, decisivo nel rimandare alle suggestioni “spaziali”, con suoni staccati che sembrano fluttuare privi di attrazione timbrica. Luca Colussi alla batteria e Alessandro Fedrigo al basso chiudono il cerchio attorno a una musica che sa essere ipnotica e coinvolgente, quanto cantabile e formalmente imprevedibile.

Angiolo Tarocchi Jazz Orchestra: “Unwired” [JCH Productions, 2017]

Attiva dal 2015 l’Orchestra diretta da Angiolo Tarocchi arriva alla sua prima incisione con l’album “Unwired”, nel quale troviamo cinque brani arrangiati dal bandleader, che ne autografa tre in prima persona. Il largo ensemble dà luogo a una musica in stabile equilibrio tra la grande tradizione orchestrale del jazz e un approccio contemporaneo che prevede ampie aperture timbriche, e la partecipazione al progetto di musicisti provenienti da diversi contesti stilistici, come avanguardia e rock, vedi tra i tanti Alberto N. A. Turra, Cristiano Calcagnile e Daniele Cavallanti, già con Tarocchi nel progetto Jazz Chromatic Ensemble. Un amalgama di sicuro impatto, che incuriosisce per le soluzioni formali applicate e che sa esprimere un’idea di suono con una certa dose di sperimentalità e slegata dalle consuetudini.

lunedì 19 giugno 2017

Oregon: “Lantern” [CAM Jazz, 2017]

A completare la line up composta da Ralph Towner alla chitarra classica, pianoforte e synth, Mark Walker alla batteria e Paul McCandless ai fiati, in questo trentesimo album della discografia degli Oregon troviamo al contrabbasso Paolino Dalla Porta, già con la storica band in alcuni tour precedenti. La scaletta di “Lantern” si compone di dieci tracce originali, nella quali si intrecciano diverse matrici espressive: temi dalle melodie cantabili sviluppate tra chitarra e fiati; passaggi dal piglio ritmico ed estetico di maggiore impatto ottenuti con dense interazioni d’insieme; momenti misurati, prossimi alla riflessione che danno la giusta alternanza a un programma mai fermo su sé stesso. L’album è stato registrato nel novembre 2016 presso i Bauer Studios di Ludwigsburg, con la produzione artistica di Ermanno Basso.

lunedì 12 giugno 2017

Oyster: “OY” [Piccola Orchestra Records, 2017]

Si basa perlopiù sulle composizioni originali del sassofonista Matteo Cuzzolin la cifra espressiva degli Oyster, quartetto completato Demetrio Bonvecchio al trombone, Marco Stagni al contrabbasso e Filip Milenkovic alla batteria. Il loro “OY” presenta nove brani caratterizzati da azzeccati abbinamenti timbrici, dai dialoghi e dalle alternanze di primo piano tra tenore e trombone, da linee melodiche cantabili e movimenti d’insieme densi e ben amalgamati. I soli di Cuzzolin risultano sempre lirici, funzionali all’estetica di gruppo, sia nei passaggi lineari e dal maggiore impatto ritmico sia in quelli dove le trame si fanno meno immediate, introspettive.

venerdì 9 giugno 2017

Gabriele Coen: “Sephirot. Kabbalah In Music” [Parco della Musica Records, 2017]

Ispirato dalla simbologia dell’albero della vita secondo la Kabbalah, Gabriele Coen realizza il suo primo lavoro per la Parco della Musica Records organizzando un sestetto dalle forti connotazioni elettriche, completato da Lutte Berg alla chitarra, Pietro Lussu all’Hammond e Fender Rhodes, Marco Loddo al basso, Luca Caponi alla batteria e Pierpaolo Bisogno alle percussioni. Il clarinettista, sassofonista e compositore dà forma a una scaletta di soli originali caratterizzati da diversi elementi estetici ed espressivi: melodie cantabili, strutture ritmiche flessibili e tensioni strumentali tra parti elettriche e acustiche. Ne deriva un insieme multiforme, che sfugge a un immediato incasellamento di genere, dove si incappa nel jazz elettrico di Davis, nelle derive rock, nel klezmer, e dove i diversi accostamenti timbrici generano situazioni mai prevedibili.

giovedì 8 giugno 2017

Fatjeta & Guralumi Jazz Band: “Lule borë” [Unit Records, 2017]

C’è la voce di Fatjeta Barbullushi al centro delle trame espressive dell’album che la cantante firma insieme al quartetto capitanato dal pianista Gjon Guralumi. “Lule borë” è un progetto che è stato messo a punto in quasi due anni di lavoro, e nel quale troviamo dieci canzoni provenienti dal songbook tradizionale albanese, riviste e arrangiate in chiave jazz. Si tratta dunque di un omaggio a un repertorio poco conosciuto dal grande pubblico, che Guralumi propone servendosi della ritmica composta dal bassista Tiziano Tomasetti e da Colin Gauthier alla batteria, e utilizzando il clarinetto di Damian Converst come “voce” alternativa a quella di Fatjeta. Le melodie dei brani sono cantabili, e la scaletta alterna passaggi rigorosi e misurati ad altri dove affiora dello swing, in un contesto d’insieme dai peculiari tratti somatici.

martedì 30 maggio 2017

Giovanni Falzone Quintet: “Pianeti affini” [CAM Jazz, 2017]

Per il suo nuovo album “Pianeti affini”, edito dalla CAM Jazz di Ermanno Basso, Giovanni Falzone organizza un quintetto dalla particolare cubatura timbrica con Filippo Vignato al trombone, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Giulio Corini al basso e Alessandro Rossi alla batteria. La tromba del leader rimane centrale nelle dinamiche degli otto brani in scaletta, tutti autografi, senza però mai invadere eccessivamente gli spazi espressivi, in un contesto formale costruito attorno all'alternanza tra interazioni d’insieme e parti soliste. I temi ibridano diverse influenze, per una musica dal profondo scavo melodico ottenuto attraverso la dilatazione dei tempi e degli incastri estetici, tra tradizione hard bop, contemporanea e rimandi blues. All’interno del booklet troviamo la riproduzione di un dipinto di Giovanni Falzone dallo stesso titolo dell’album.

lunedì 29 maggio 2017

Zoe Pia: “Shardana” [Caligola Records, 2017]

La clarinettista e compositrice Zoe Pia organizza un quartetto completato da Roberto De Nittis al pianoforte, Fender Rhodes e tastiere, Sebastian Mannutza alla batteria e violino e Glauco Benedetti al basso tuba, per dare forma ai nove brani di “Shardana”, l’album attraverso il quale mette a reagire musica sarda e jazz in senso stretto, tradizione e contemporaneità espressiva. A risaltare sono gli accostamenti timbrici del quartetto, dove intervengono anche altri “colori” come il toy piano e soprattutto le suggestive launeddas, l’antico strumento a fiato sardo, in un insieme che Zoe Pia ha pensato servendosi anche di voci registrate di canti provenienti da feste popolari e soundscape di varia natura. Brani originali, la rivisitazione di Camineras di Andrea Parodi e tradizionali vanno a comporre un mosaico musicale suggestivo, ottenuto con un attento e approfondito studio della musica sarda, approcciato con un piglio sperimentale e contemporaneo. Le note di copertina sono firmate da Paolo Fresu.

martedì 23 maggio 2017

Michela Lombardi: “Live To Tell” [Dot Time Records, 2017]

Troviamo Don Byron (clarinetto) e Steven Bernstein (tromba) come musicisti ospiti del nuovo lavoro firmato dalla cantante Michela Lombardi, al fianco della quale completano la line up Riccardo Fassi (tastiere), Luca Pirozzi (basso) e Alessandro Marzi (batteria). “Live To Tell”, edito dall’etichetta americana Dot Time Records, contiene brani provenienti dal repertorio dell’icona pop Madonna, e che ne indagano il percorso in maniera trasversale, da Into The Groove a Frozen. La Lombardi interpreta i temi con la consueta duttilità espressiva, riversando la propria personalità vocale nei brani senza snaturarne il senso estetico, ma restituendo un ascolto inedito di melodie molto conosciute, come quelle de La Isla bonita o Material Girl. Tra i passaggi più convincenti segnaliamo Holiday, la pop song vestita, con misura e buon gusto, da jazz standard.

lunedì 22 maggio 2017

TriⱯpology (Vincenzo Saetta – Michele Penta – Ernesto Bolognini): “Rockinnerage” [Tǔk Music, 2017]

C’è la voce ospite di Serena Brancale in una delle otto trace del lavoro firmato dal trio composto da Vincenzo Saetta (alto ed elettronica), Michele Penta (chitarra elettrica ed elettronica) ed Ernesto bolognini (batteria). Si tratta delle rivisitazione di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, traccia innestata in un repertorio che indaga classici del rock, da David Bowie ai Nirvana, con modo personale da parte del trio, che oltre alle sonorità acustiche mette a reagire anche loop station e suoni sintetici. Ne deriva un suono personale, che non tradisce le matrici originali dei brani, ma ne reinterpreta piglio ed estetica. In copertina “Ende neu” di Vincenzo Vins Grosso.

giovedì 18 maggio 2017

Dock in Absolute: “Dock In Absolute” [CAM Jazz, 2017]

I Dock in Absolute sono un trio lussemburghese composto dal pianista Jean-Philippe Koch, da David Kintziger al basso elettrico e Michel Meis alla batteria, e il loro omonimo album d’esordio fa parte della serie Presents della CAM Jazz, la serie attraverso la quale l’etichetta del produttore Ermanno Basso presenta giovani e interessanti realtà. La scaletta si compone di tredici tracce originali, perlopiù firmate da Koch, il cui suono di pianoforte si rivela come vertice espressivo dell’intero lavoro. Il trio sa muoversi in diverse ambientazioni stilistiche, dai tratti esili e introspettivi di Inconscious Game ai passaggi dalla maggiore forza ritmica e formale, come la successiva Chase. Nella musica dei Dock in Absolute si rintraccia un’estetica costruita con approcci mai prevedibili, tra ripetizioni ostinate, melodie cantabili e spigoli d’improvvisazione.

venerdì 12 maggio 2017

Claudio Piselli: “Now” [Dodicilune, 2017]

Fatta eccezione per Giant Step di John Coltrane, la scaletta di “Now” si compone di soli originali firmati dal batterista e vibrafonista Claudio Piselli, leader di una formazione che prevede Giuseppe Talone al contrabbasso, Marco Guidotti al sassofono baritono e Daniele Siscaro al synth guitar nell’iniziale Go, brano dall’impronta jazz fusion dove Talone utilizza il basso elettrico. I temi dei brani proposti evidenziano melodie cantabili, e trovano la loro valenza estetica in particolar modo grazie agli abbinamenti timbrici tra sassofono e vibrafono, su intelaiature ritmiche flessibili, che piegano il mood verso passaggi languidi, come nella title track, o più “colorati” e variabili, come in Tiramisù.

mercoledì 10 maggio 2017

Antonella Chionna meets Pat Battstone: “Rylesonable” [Dodicilune, 2017]

Troviamo il contrabbassista Kit Demos e il vibrafonista Richard Poole al fianco del duo protagonista di questa incisione targata Dodicilune, composto dalla cantante Antonella Chionna e da Pat Battstone al pianoforte e Fender Rhodes. “Rylesonable” è un album nato durante un tour statunitense della Chionna, nella primavera del 2016, dove improvvisazione, avanguardia e minimalismo convergono in un’unica e particolare estetica. Il quartetto esprime le proprie caratteristiche attraverso celebri standard, vedi Sophisticated Lady, e brani che vedono l’interazione tra i musicisti. Le atmosfere sono spesso misurate, e lo scavo espressivo è ottenuto grazie a un attento bilanciamento dei timbri e lievi sovrapposizioni. In alcuni passaggi Demos interviene con i suoni sintetici dei synth, non snaturando le modalità d’insieme, ma ampliandone la cifra dinamica.

martedì 9 maggio 2017

McCandless / Taylor / Balducci / Rabbia: “Evansiana” [Dodicilune, 2017]

Realizzato poco tempo prima della scomparsa di John Taylor, nel luglio 2015, è l’album con i quale il quartetto completato da Michele Rabbia alla batteria, Pierluigi Balducci al basso elettrico e Paul McCandless al soprano, oboe e clarinetto basso in alcuni frangenti, rende omaggio alla figura di Bill Evans. In scaletta troviamo dieci brani, tra originali del pianista e celebri standard del suo repertorio, come Blue In Green, rivisti e piegati verso una propria estetica dai protagonisti della registrazione. Particolare è l’impasto timbrico proposto, tra sonorità elettriche di base e le esposizioni tematiche acustiche di sassofono e pianoforte, e peculiare è il mood che si avverte per l’intera durata dell’album, tra melodie cantabili, passaggi misurati e momenti di estrema essenzialità, come nell’apertura di Turn Out The Stars. Un’occasione per apprezzare e ricordare due grandi figure del pianismo jazz, legate da un raccordo estetico, come Evans e Taylor. La pianta raffigurata di copertina è la Begonia evansiana, dalle foglie a forma di cuore che ama la mezz’ombra.

lunedì 8 maggio 2017

Manuel Magrini: “Unexpected” [Encore Jazz, 2017]

Registrato nel giugno 2015, presso gli studi della Casa del Jazz di Roma, “Unexpected” è l’album d’esordio del pianista Manuel Magrini, che per l’occasione sceglie la forma diretta e “rischiosa” del lavoro in solo. La scaletta si snoda attraverso varie fasi espressive: ci sono le personali rivisitazioni di brani celebri, come In Walked Bud posta in apertura di set; c’è l’improvvisazione libera, che trova un’estetica peculiare tra passaggi angolari e melodie cantabili; ci sono i temi autografi, che denunciano un background ampio e diversificato. Si tratta di album imprevisto, come lo stesso Magrini descrive nella nota di copertina, ma anche inatteso, negli sviluppi e nell’approccio, e sorprendente, per il controllo con il quale il pianista doma e plasma eventi sonori in un continuo divenire. L’artwork di copertina è curato da Emiliano Ponzi.

sabato 6 maggio 2017

Bottalico / Ciancaglini / Creni / Fumagalli: “Alter & Go” [Filibusta Records, 2017]

Roberto Bottalico al tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Augusto Creni alla chitarra e Pietro Fumagalli alla batteria compongono il quartetto protagonista dell’album “Alter & Go”, edito da Filibusta Records. Dai dieci brani in programma, perlopiù originali scritti da Bottalico, emerge un’estetica hard bop, ovvero legata al jazz degli anni Cinquanta e Sessanta, rivista attraverso un personale approccio, fatto di interazione d’insieme e decisi slanci solisti. Non mancano gli spazi espressivi per ogni componente del quartetto, anche se le esposizioni tematiche sono quasi sempre tradotte dal sassofono di Bottalico, il quale trova della chitarra di Creni un ideale punto di dialogo e alternativa. Nell ultime due tracce è la tromba dell’ospite Tiziano Ruggeri a restituire una maggiore ampiezza timbrica e formale all’intero lavoro.

giovedì 4 maggio 2017

Claudio Jr De Rosa Jazz 4et: “Groovin’ Up!” [Incipit Records, 2017]

Il giovane sassofonista e compositore Claudio Jr. De Rosa, classe ’92, assembla un nuovo quartetto dal respiro internazionale, con Xavi Torres Vicente al pianoforte, Kimon Karoutzos al contrabbasso e Agustas Barons alla batteria, per dare forma al suo nuovo lavoro in studio, edito da Incipit Records, dal titolo “Groovin’ Up!”. La scaletta si compone di otto tracce originali scritte dal leader e dalla rivisitazione dello standard I Hear A Rhapsody, posto in chiusura di programma, che trovano nella cantabilità dei temi uno dei segni estetici di maggiore riconoscibilità. De Rosa si produce con eguale forza espressiva sia al tenore sia al soprano, in un insieme riferibile all’area stilistica del tradizionale hard-bop, piegato ora verso atteggiamenti ballad, vedi la traccia Closed Eyes dedicata alle vittime dell’attentato terroristico di Parigi nel novembre 2015, poi propenso a un approccio rapido come in Hard Influences. Da segnalare nella traccia Dear Brigitte la presenza al pianoforte dell’ospite Vivienne ChuLiao, che si produce in un solo intimo e dal profondo scavo espressivo.

mercoledì 3 maggio 2017

Luciano Caruso – Ivan Pilat – Fred Casadei – Stefano Giust: “Apnea” [Setola di Maiale, 2016]

Registrato in presa diretta presso Cantina Cenci di Tarzo, nel gennaio 2016, “Apnea” vede protagonisti Luciano Caruso al sassofono soprano curvo, Ivan Pilat al baritono, Fred Casadei al contrabbasso e Stefano Giust alla batteria. Si tratta di una sessione basata sull’improvvisazione d’insieme, dalla quale derivano cinque tracce dal profondo senso di libertà, dove ognuno dei musicisti coinvolti è chiamato al reciproco scambio d’idee, tra rimandi, contrappunti, dialoghi e tangenti soliste. Un’estetica free form – che in certi casi provoca grovigli sonori, in altri passaggi dal profilo più delineato - che conosce anche momenti leggibili, costruiti attraverso piccole citazioni, gruppi di note, astrattismi e forza espressiva.

martedì 2 maggio 2017

Alessandro Galati: “Wheeler Variations” [Something Cool, 2017]

Alessandro Galati realizza il suo personale tributo alla figura di Kenny Wheeler con un album che trae ispirazione dal modo di operare e di intendere la musica del trombettista, come lui stesso ci ha illustrato: «Tre anni fa è morto Kenny, e rifare dei sui brani mi sembrava poco interessante, un po’ insensato. Ho voluto fare un omaggio più interiore. Ho cercato di mettere in piedi una cosa che fosse vicina allo spirito delle composizioni di Kenny, che ho sempre amato. Un disco che avesse il suo metodo, che lo ereditasse. Lui era un musicista grandissimo e aveva sia poetica sia rigore compositivo. Il suo era un modo di operare figlio del Novecento, e tante sue cose hanno legami con la matematica, con geometrie da rispettare, a volte non manifeste, e con logiche cabalistiche». Al fianco del pianista troviamo la cantante Simona Severini, i sassofonisti Stefano “Cocco” Cantini e Stan Sulzmann, che fece a lungo parte dei progetti di Wheeler, il batterista Enzo Zirilli e Ares Tavolazzi al contrabbasso. Per l’occasione Galati ha scritto i testi di quattro canzoni, suonate dall’intero sestetto, dalle quali si ramificano le variazioni, ovvero sia delle improvvisazioni svolte con diverso organico che mantengono il mood della traccia dalla quale derivano, ma che prendono direzioni espressive inattese. Per la durata del lavoro si apprezza la misura delle forme, la cantabilità dei temi, e quell’alone di eleganza e classe che richiama la parabola artistica e umana di Kenny Wheeler.

sabato 29 aprile 2017

Federica Gennai – Filippo Cosentino: “Come Hell Or High Water” [Naked Tapes, 2017]

“Come Hell Or High Water” è il primo titolo dell'etichetta Naked Tapes, divisione della NAU Music Company, del produttore Giovanni Barone, il quale ci ha illustrato così l’intenzione di questa nuova iniziativa editoriale: «L’idea è quella di lavorare sull’essenziale, eliminando il superfluo, comprese le immagini. I CD sono confezionati in un sacchetto trasparente e sottovuoto, e questo enfatizza l’idea di essenzialità, oltre a contribuire a stimolare l’idea di un oggetto “altro” che non un CD». Protagonisti di questo album sono Federica Gennai, voce, kalimba ed elettronica, e Filippo Cosentino, chitarre ed elettronica. Gli accostamenti timbrici tra il canto e le corde suonate da Cosentino determinano un’estetica di insieme creativa e garbata, confidenziale e carica di espressività. I brani, nove originali firmati dal duo – con testi di Michela Lombardi - più le rivisitazioni di Footprints di Wayne Shorter e Avalance di Leonard Cohen, mostrano la sensibilità e la capacità di ascolto reciproco dei protagonisti. L’utilizzo dell’elettronica rimane in filigrana, e il tutto risuona equilibrato e curato nei dettagli.

venerdì 28 aprile 2017

Federico Casagrande: “Fast Forward” [CAM Jazz, 2017]

Si completa con Joe Sanders, al basso elettrico e contrabbasso, e Ziv Rvitz, alla batteria, il trio guidato da Federico Casagrande, il quale propone nel suo nuovo lavoro per Cam Jazz una scaletta di nove brani originali. “Fast Forward” è un album caratterizzato dalla cantabilità delle melodie, spesso messe in evidenza dal leader, e da sonorità che sanno muovere anche verso territori che chiamano in causa il rock e alcuni echi latin. Il pentagramma di Casagrande prevede sia passaggi rigorosi sia momenti di libertà espressiva, per un insieme cha sa sorprendere e coinvolgere grazie alla cifra inventiva del chitarrista e agli sviluppi formali intrapresi dal trio. In apertura e in chiusura di programma Casagrande preferisce lo strumento acustico a quello elettrico, come a voler dare un senso di compiutezza d’insieme.

giovedì 27 aprile 2017

Franco D’Andrea: “Traditions Today – Trio Music Vol. III” [Parco della Musica Records, 2017]

Franco D’Andrea si avvale della presenza di Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone per il terzo lavoro della serie dedicata al piano trio, gli album pubblicati dalla Parco della Musica Records che lo hanno visto protagonista nel primo volume con DJ Rocca e Andrea Ayassot e nel secondo con Aldo Mella e Zeno De Rossi. In questo nuovo episodio, in due CD, una sessione live e una in studio, il pianista lega in un’estetica più che mai personale sia la tradizione di grandi classici del repertorio jazz, vedi Basin Street Blues o King Porter Stomp, sia una visione d’insieme definibile come contemporanea, per approccio, varietà di soluzioni e modo d’intendere la materia sonora. Ne deriva una lavoro trasversale, per stile e forme, tra astrazioni e richiami bandistici, che denuncia la modernità di un musicista di statura assoluta, al fianco del quale D’Agaro e Ottolini si muovono con duttilità e perfettamente immersi nelle trame estetiche messe a reagire.

mercoledì 26 aprile 2017

Fabio Giachino: “North Clouds” [Tosky Records, 2017]

Si completa con Matthias Flemming Petri al contrabbasso e Espen Laub Von Lillienskjold alla batteria il trio capitanato da Fabio Giachino, pianista e compositore piemontese che in questa uscita discografica per la Tosky Records presenta, fatta eccezione per la traccia conclusiva Azalea di Duke Ellington, una scaletta di composizioni originali. Il titolo dell’album fa riferimento alle nuvole del cielo nordeuropeo, dal momento che il trio si è formato durante la residenza artistica di Giachino presso l’Ambasciata Italiana a Copenaghen, promossa da MIDJ, sostenuta da Jazzit Magazine e con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura. Anche le composizioni sono state ispirate dai luoghi visitati e dalle esperienze vissute da Giachino in Danimarca. Nell'insieme possiamo assistere a una decisa varietà di ambientazione stilistica, anche grazie alla presenza dei musicisti ospiti: Benjamin Koppel al sassofono, il quale conduce i temi con cantabilità e misura; Paolo Russo al bandoneon, che piega alcuni momenti verso il folklore del sudamerica. La nota di copertina è firmata da Paolo Fresu, che definisce il lavoro come «[…] un’opera di grande maturità e apertura stilistica».

martedì 25 aprile 2017

Michel Godard – Ihab Radwan: “Doux Désirs” [Dodicilune, 2017]

Quello composto da Michel Godard e Ihab Radwan è un duo che trova il suo significato estetico negli abbinamenti timbrici, prodotti attraverso l’utilizzo di strumenti tra loro distanti come l’oud, il serpentone, la tuba e il basso elettrico. Il loro “Doux Dèsirs” si compone di dodici tracce, ognuna delle quali porta al proprio interno sia un profondo scavo espressivo, sia una costruzione formale esile, ma robusta, basata sul reciproco ascolto e sul rimando d’idee. Le atmosfere sono ora pacate e introspettive, come nell’iniziale Su l’onda d’amore, una traccia dal fitto dialogo tra oud e serpentone, poi più elettriche e tese, per un insieme dove l’elastico temporale tra tradizione – in particolar modo riferita alle sonorità arabe - e modernità si dilata e si restringe di continuo. In Malato d’amore possiamo apprezzare la melodia prodotta dalla voce di Radwan.

sabato 22 aprile 2017

Enrico Pieranunzi: “Ménage à trois” [Bonsai Muisc, 2016]

Attraverso una nota stampa è lo stesso Enrico Pieranunzi a introdurci nel suo album “Ménage à trois”: «La mia vita musicale è stata fin dall’inizio una strana, meravigliosa esperienza in cui ho convissuto - e ancora felicemente convivo - con due bellissime “signore musicali”: la classica e il jazz, che in questo lavoro si sono incontrate e sono lieto che questo sia accaduto attraverso i miei arrangiamenti per trio». Al fianco del pianista troviamo Diego Imbert al contrabbasso e André Ceccarelli alla batteria, in una scaletta di undici brani che legano i repertori di alcuni autori classici, da Erik Satie a Claude Debussy, passaggi originali scritti da Pieranunzi, perlopiù omaggi a figure di riferimento, come Fauré, e rielaborazioni di celebri standard. L’elasticità e lo spirito d’insieme sviluppato dal trio determinano un’estetica misurata, ma mai ferma e prevedibile.

venerdì 21 aprile 2017

Gianluigi Trovesi – Umberto Petrin: “Twelve Colours And Synesthetic Cells” [Dodicilune, 2017]

Recita “Thinking Of Alexandr Skrjabin” questo lavoro firmato in duo da Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin. Un’ispirazione, quella per il compositore russo e per la sua filosofia sinestetica, dalla quale prendono forma compiuta diciotto brani, compresa la suite The Twelve Colours Of Skrjabin, dove assistiamo a un continuo dialogo strumentale tra pianoforte e fiati, alternati da Trovesi tra sassofono contralto e clarinetto. I due ottengono una sintesi estetica peculiare, a volte poetica e cantabile, in certi tratti più aspra, quasi sinistra, che si sviluppa attraverso un flusso d’idee “liquide”, pronte nel trasformarsi nella successiva con agilità felina. La ripresa del suono è curata nel dettaglio, e questo permette di apprezzare appieno una musica che trova il proprio fulcro nella sfumatura timbrica e nel bilanciamento espressivo. In copertina “Mediterraneo” di Mirko Baricchi.

giovedì 20 aprile 2017

Paola Arnesano – Vince Abbracciante: “MPB!” [Dodiclune, 2017]

Il duo composto dalla cantante Paola Arnesano e dal fisarmonicista Vince Abbracciante è protagonista dell’album “MPB!”, lavoro incentrato, come il titolo lascia chiaramente intendere, sulla musica popolare brasiliana. In scaletta troviamo tredici brani, ripresi da repertori celebri, come quello di Antonio Carlos Jobim o di Chico Barque, e a caratterizzare l’album, oltre alla classica sensazione di saudade tipica di queste musiche, è la sensibilità dei due interpreti. Abbracciante rende fluido il suono del suo strumento, mettendo in evidenza una cifra stilistica a metà tra tradizione e un approccio contemporaneo, come nell’introduzione in solo di A vaz do mooro, la Arnesano traduce emozioni e sentimenti con estrema capacità formale ed espressiva, risultando sempre essenziale quanto immersa nelle dinamiche del repertorio proposto.

martedì 18 aprile 2017

Adriano Clemente: “Havana Blue” [Dodicilune, 2017]

“Havana Blue” contiene nove composizioni originali di Adriano Clemente, il quale ci presenta così questo lavoro realizzato per la salentina Dodicilune: «Si tratta di brani ispirati alla grande tradizione cubana di musicisti di importanza storica quali Bebo Valdes, Mario Bauza, Mongo Santamaria e altri. Per l’occasione ho avuto il piacere di conoscere e lavorare con Leyanis Valdes, figlia di Chucho e nipote di Bebo, che è un’ottima pianista e spesso ospite nei jazz club a L’Avana. Insieme a lei hanno suonato otto musicisti locali, quattro fiati, un contrabasso, più la ritmica tradizionale di percussioni, congas, bongos e timbales». Musicista poliedrico e indagatore di tradizioni e stili, Clemente mette a fuoco un’immagine sonora che proietta l’ascoltatore nelle strade de L’Avana, mescolando le classiche sonorità della musica cubana – tra bolero, cha cha, samba - con linee di condotta jazzistiche, rintracciabili in alcuni passaggi d’improvvisazione. L’immagine di copertina è firmata da Antonio Iannace.

martedì 4 aprile 2017

T-Riot (Lomagistro, Pace, Vincenti): “A Different Truth” [Albore Records, 2017]

Il trio composto da Pietro Vincenti al pianoforte, Camillo Pace al contrabbasso e Francesco Lomagistro alla batteria, dà forma a un lavoro dove assistiamo alla rivisitazione di brani provenienti da repertori distanti, da Sign Of The Times di Prince a Libra di Gary Bartz, e originali dal profondo scavo espressivo. L’ambientazione è quella riferibile al mainstream derivante dalle dinamiche del piano trio, ma con diversi spunti d’interesse, tra ispirate tangenti soliste, introduzioni liriche, concitate interazioni d’insieme e repentini cambi di scenario. L’album di distingue per la cura timbrica, per la cantabilità dei temi proposti e per un’armoniosa sequenza d’ascolto.

Fabrizio Scrivano with Toxicity Trio: “Fortuity” [Manitù Records, 2017]

Registrato in presa diretta in studio nell’agosto 2016, “Fortuity” è l’album edito dalla indie label Manitù Records che vede protagonista Fabrizio Scrivano, chitarrista che si avvale della collaborazione del Toxicity Trio, composto da Giovanni De Sossi al basso elettrico, Giuseppe Zangaro al pianoforte e Alessandro Marzano alla batteria. In scaletta troviamo sette originali, perlopiù firmati dal leader e collocabili in area modern mainstream, nei quali assistiamo sia a un’armoniosa interazione d’insieme, sia a degli spunti solisti ispirati e dalla decisa connotazione espressiva. L’album si contraddistingue per la cantabilità melodica dei temi proposti, e alterna momenti ballad a passaggi dalla coinvolgente sollecitazione ritmica, come nell’iniziale In attesa, brano che ben identifica i tratti caratteriali del quartetto. Nella traccia conclusiva Focus Land si ascolta la voce aggiunta di Veronica Parasiliti.

mercoledì 29 marzo 2017

Javier Girotto – Jon Balke – Furio Di Castri – Patrice Héral: “Unshot Movies” [CAM Jazz, 2017]

Come recita la nota stampa di presentazione, “Unshot Movies” è «la colonna sonora di dodici film mai girati». Tracce segnate da una vena melodica cantabile, messe insieme da quattro musicisti dall’elevata sensibilità espressiva, capaci dunque di immaginare scenari, situazioni e dialoghi mai esistiti. Ascoltiamo una musica che sa essere, attraverso un attento e delicato gioco di timbri, sia nostalgica e pensosa, sia frizzante e avvolgente. I primi piani sono spesso a favore del sassofono soprano di Javier Girotto, con il quale scambia pareri e contrappunti il pianoforte suonato da Jon Blake. Di Castri ed Héral disegnano fondali flessibili, a volte trasparenti e in certe occasioni dal tratto marcato e concreto, in un insieme estetico che non tradisce mai l’abbellimento del tema e il fulcro espressivo, lasciando all’ascoltatore il libero arbitrio dell’immaginazione.

sabato 18 marzo 2017

Enrico Pieranunzi: “New Spring – Live At The Village Vanguard” [CAM Jazz, 2017]

Come il titolo lascia intendere, si tratta di una ripresa dal vivo nel leggendario Village Vanguard, risalente all’aprile 2015, che vede coinvolto Enrico Pieranunzi nelle vesti di leader di un quartetto di levatura assoluta, completato da Donny McCaslin al sassofono tenore, Scott Colley al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria. Per il pianista si tratta del secondo album registrato nel club newyorkese, dopo il precedente episodio del 2013 che lo vedeva in trio con Marc Johnson e Paul Motian, e in questa occasione ha pensato di presentare una scaletta quasi esclusivamente composta da suoi originali, opportunamente arrangiati. Quella che emerge dall’ascolto è una musica dal profondo scavo espressivo, che vede spesso il suono di McCaslin in primo piano, costruita su fondali ritmici elastici ottenuti grazie all’interplay strumentale tra gli interpreti. Nelle note di copertina Pieranunzi lascia spazio per eventuali nuove registrazioni al Village Vanguard, un luogo magico che non lascia indifferenti anche musicisti navigati come lui.

venerdì 17 marzo 2017

Lorenzo Masotto: “Aeolian Processes” [Dronarivm, 2017]

Pianoforte e sonorità elettroniche caratterizzano il contenuto di “Aeolian Processes”, l’album che Lorenzo Masotto realizza in solo per l’etichetta russa Dronarivm, curandone anche la parte di ripresa e missaggio. Le undici tracce autografe sono segnate da una forte vena melodica, sempre cantabile e leggermente incline verso un’atmosfera chiaroscurale, misurata e di grande fascino. Il tutto è ottenuto attraverso un playing dall’elevata sensibilità, arricchito, con estremo equilibrio, dalla componente elettronica, che sposta l’ago della bilancia espressiva verso i territori prossimi all’ambient music. Nell’insieme non mancano momenti dalla maggiore incisività ritmica, sempre coerenti con l’estetica finora descritta, costruiti con un attento lavoro di sovrapposizioni e spinta da una profonda ispirazione, che lo stesso Masotto così descrive: «Nel momento in cui le mie mani toccano il pianoforte e inizio a comporre la mia coscienza intraprende un viaggio, lascia il mio corpo e durante il suo vagare mi mostra le fotografie dei luoghi che incontra creando una sorta di connessione tra il mio inconscio e le mie dita. I colori, i paesaggi, i visi delle persone che fotografa lungo il cammino sono talmente nitidi nella mia mente da permettermi di descrivervi perfettamente quelle immagini utilizzando soltanto il suono che il pianoforte è in grado di dipingere».

https://dronarivm.com/2017/03/03/lorenzo-masotto-aeolian-processes/

venerdì 10 marzo 2017

Quasimodo: “Episteme Of A Dream” [Filibusta Records, 2016]

Dodici tracce riprese al Nutone Lab di Roma nell’aprile 2015 compongono la scaletta di “Episteme Of A Dream”, l’album firmato dai Quasimodo, il quintetto formato da Rino Adamo al violino elettrico, Claudio Riggio alla chitarra elettrica, Alessandro Giachero ai synth, Filippo Manni all’elettronica e Giuseppe Sardina alla batteria. La loro è una visione musicale libera da schemi precostituiti, sostenuta da una netta voglia di esplorazione formale, dall’equilibrata osservanza del reciproco ascolto e da una sorta di “coraggio espressivo” che segna l’intera durata del disco. Quella che si ascolta è una lunga improvvisazione fatta sia di momenti caratterizzati da pochi suoni, che sembrano gocce capaci di spezzare il silenzio, sia di continue interazioni in grado di creare grovigli, spirali e attriti sonori.

Marco Pacassoni Quartet: “Grazie” [Nasswetter Music Group, 2017]

Con questo album il vibrafonista e compositore Marco Pacassoni ringrazia il padre Giorgio, che attraverso il proprio figlio ha realizzato il sogno di riuscire a creare musica, e di farne una ragione di vita. Come di consueto Pacassoni si avvale del suo consolidato quartetto, già apprezzato in altri episodi discografici, completato da Matteo Pantaleoni alla batteria, Lorenzo De Angeli al basso ed Enzo Bocciero al pianoforte, il quale, nel discorso d’insieme, risulta decisivo per assemblare la cifra melodica, sempre cantabile, che caratterizza questa realtà. Temi che si poggiano su strutture ritmiche a volte coinvolgenti, ma che in certi passaggi, vedi nel brano One Day che ospita la chitarra classica di Riccardo Bertozzini e il flicorno di Amik Guerra, sanno essere discrete, favorendo così le esposizioni soliste. Nel complesso si tratta di un album dal respiro timbrico ampio, curato nelle scelte e nei dettagli, suonato da musicisti dall’elevata sensibilità sia formale sia espressiva.

mercoledì 8 marzo 2017

Molester sMiles: “Social Music” [M.I.L.K., 2016]

Dedito da diversi alla figura e all’arte di Miles Davis, il chitarrista Enrico Merlin assembla i Molester sMiles, collettivo di musicisti composto da Massimiliano Milesi ai sassofoni, Achille Succi al sassofono contralto e clarinetto basso, Giancarlo Tossani al Fender Rhodes, laptop ed elettronica, Giacomo Papetti al basso elettrico e Filippo Sala alla batteria. La loro principale fonte d’ispirazione è il cosiddetto “periodo elettrico” di Miles, il momento in cui il leggendario trombettista metteva in connessione sonorità acustiche ed elettriche, sperimentando forme e modi alla ricerca di territori espressivi altri. Nel loro “Social Music” i Molester sMiles operano un lavoro lontano dalle rivisitazione fine a sé stessa (di Miles sono rielaborati un paio di brani) e costruiscono una propria estetica che predilige sonorità funky, atmosfere che richiamano sì gli anni Settanta, ma con piglio di stretta attualità, anche grazie all’utilizzo di effetti ed elettronica. C’è della melodia nei temi proposti e ci sono passaggi solisti più inclini alla forma libera, in un insieme che emana una netta voglia di sperimentare, provare e azzardare soluzioni.

giovedì 2 marzo 2017

Luisiana Lorusso – Claudio Filippini: “My Billie’s Blue”

Luisiana Lorusso, voce e violino, e Claudio Filippini, pianoforte, danno forma al loro personale omaggio a Billie Holiday, attraverso una scaletta che ripercorre dodici brani che hanno reso celebre il mito di Lady Day, arrangiati con misura e originalità. L’album trova il suo motivo di distinzione negli abbinamenti timbrici del duo, nella loro profonda sensibilità interpretativa e in un movimento complessivo lontano da ogni sorta di prevedibilità. La voce della Lorusso si lascia apprezzare per il controllo dinamico e per una stoffa interpretativa di pregio; Filippini rende un pianismo camaleontico, ora pronto nell’accompagnare con discrezione, poi sugli scudi grazie a un playing swingante e cantabile.

Nota: Con questo progetto il duo supporta Terre des Hommes Italia in Iraq a sostegno dei bambini e delle famiglie di profughi siriani nei campi di Erbil Basirma e Mosul.

mercoledì 1 marzo 2017

Alessandro Rossi Quartet: “Emancipation” [CAM Jazz, 2017]

Per il suo album d’esordio il batterista e compositore Alessandro Rossi organizza un quartetto capace di legare sonorità elettriche e acustiche completato da Andrea Lombardini al basso, Massimo Imperatore alla chitarra elettrica e Massimiliano Milesi che alterna tenore, soprano, clarinetto e diamonica. I brani originali, otto in una scaletta che prevede anche la rilettura di Punjab di Joe Henderson e Lithium dei Nirvana, sono caratterizzati dall’alternanza di situazioni formali, che variano da alcuni slanci in solo, diversi dialoghi in duo, per esempio tra sax e chitarra, e continue interazioni d’insieme. Inoltre, “Emancipation”, si distingue per le ampie vedute espressive, cha abbracciano sia certe derivazioni rock, vedi alcuni passaggi catalogabili come "aggressivi", sia il jazz comunemente inteso, nella sensibilità melodica e ritmica complessiva, che denunciano una già definita personalità, del leader e dei suoi compagni di viaggio.

martedì 28 febbraio 2017

The MUH Trio: “Prague After Dark” [JMood, 2017]

Dieci brani, tra originali e rivisitazioni, compongono la scaletta di “Prague After Dark”, l’album che il pianista Roberto Magris firma in trio con Frantisek Uhlir al contrabbasso e Jaromir Helesic alla batteria. Questo trio, tornato a suonare insieme dopo alcuni anni nel 2015, è di stanza a Praga, città alla quale è dedicato l’album, e dove è stato inciso e presentato dal vivo, al Jazz Club Reduta e in un successivo giro di concerti. La loro è una proposta stilistica che potremmo individuare come modern mainstream, uno modo di suonare per certi versi legato alla tradizione formale del jazz, ma allo stesso momento aperto a soluzioni capaci di spiazzare e di portare l’ascoltatore lontano dalle consuetudini. A emergere da questa incisione è la perfetta sintonia tra gli interpreti e il pianismo di Magris, sempre discreto e capace di flettere con scioltezza dalla esposizioni tematiche, cantabili e swinganti, a un lavoro di retroguardia che concede momenti in solo soprattutto a Uhlir, del quale si apprezzano diversi passaggi.

sabato 25 febbraio 2017

Domenico Cartago: “Chromos” [Auand, 2017]

Prodotto dalla Auand di Marco Valente, “Chromos” è l’album dove il pianista Domenico Cartago mette in fila sette brani originali insieme al suo trio completato da Giorgio Vendola al contrabbasso e Pippo D’Ambrosio alla batteria. Si tratta di brani dal profondo scavo melodico, sempre cantabile, nei quali Cartago mette a reagire un ampio catalogo di timbri, “colori”, suggestioni ed equilibri, per dare luogo a spazi sonori che sanno essere sia suggestivi e pensosi, sia ritmicamente trascinanti. In Gamma, il cui breve testo riportato nel booklet ben identifica le intenzioni dell’intero lavoro, possiamo apprezzare la voce dell’ospite Elisabetta Pasquale.

venerdì 24 febbraio 2017

Giulio Stermieri: “Stopping” [Auand, 2017]

Si completa con Giacomo Marzi al contrabbasso e Andrea Burani alla batteria il trio che il pianista Giulio Stermieri organizza per “Stopping”, il lavoro che lo vede protagonista di una scaletta composta da sette rivisitazioni. Al centro del suo discorso pianistico troviamo la figura di Paul Bley, omaggiata in tre passaggi, al fianco della quale si rintracciano tributi ad altri grandi del passato, come Paul Motian, Thelonious Monk, Cole Porter e Ornette Coleman. Stermieri riesce però a rendere il programma in maniera personale, grazie a un amalgama sonoro che sposta l’esperienza d’ascolto lontano dalle consuetudini e dalle riletture fini a sé stesse. Ne è esempio lampante Ida Lupino, brano che trova la propria soluzione melodica solo nel finale dopo una lunga esposizione di Stermieri, angolare e introspettiva.

giovedì 23 febbraio 2017

Federico Bonifazi Quartet: “You’ll See” [SteepleChase Productions, 2017]

Per dare forma alla scaletta di “You’ll See” il pianista Federico Bonifazi organizza un quartetto di valore assoluto, che prevede Eric Alexander al sassofono tenore, John Webber al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria. L’album è il risultato di un’intensa attività in terra newyorkese che Bonifazi ha intrapreso dal 2014, momento in cui ha deciso di mettersi in gioco suonando e confrontandosi con alcuni tra i musicisti di jazz più importanti al mondo. Il lavoro evidenzia la grande caparbietà di Bonifazi, capace di addentrarsi in un moderno mainstream che prevede sia passaggi ballad, come nel rifacimento del brano di Luigi Tenco Vedrai vedrai, sia situazioni dalla maggiore concitazione ritmica. Nel pianismo del leader entrano anche elementi di musica classica, e una certa dose di imprevedibilità espressiva, che lo porta in spazi sonori che richiamano le tipiche atmosfere di un’intensa e ispirata jam session.

mercoledì 22 febbraio 2017

Rosario Bonaccorso: “A Beautiful Story” [Via Veneto Jazz / Jando Music, 2017]

“A Beautiful Story” segue nella discografia da leader di Rosario Bonaccorso il precedente “Viaggiando”, del 2015, e per l’occasione il contrabbassista e compositore organizza un quartetto che sa unire duttilità formale e grande forza espressiva, completato da Enrico Zanisi al pianoforte, Alessandro Paternesi alla batteria e Dino Rubino al flicorno. È a quest’ultimo che Bonaccorso affida spesso l’esposizione tematica dei brani in programma, dodici per la precisione, tutti originali e ispirati da esperienze di vita, dagli anni che passano e dai sentimenti come l’amore e l’amicizia. Intenzioni tradotte in musica da melodie cantabili, atmosfere misurate e dalla costante eleganza formale, ottenuta attraverso un movimento d’insieme che rimanda sempre un’idea di raffinatezza e unione d’intenti.

martedì 21 febbraio 2017

Brotherhof feat. Stefano Onorati: “Brotherhof” [Jazz Engine Records, 2016]

Troviamo il Fender Rhodes di Stefano Onorati in due dei degli otto brani della scaletta proposta dai Brotherhof, il quartetto composto dal sassofonista Mattia Dalla Pozza, dal trombettista Antonello Del Sordo, dal bassista Luca Grani e dal batterista Giovanni Minguzzi. Il loro è un sound molto personale, fatto di continue interazioni d’insieme, timbricamente vario e “aumentato” anche da inserti elettronici ed effetti strumentali. Le forme dei brani seguono spesso degli sviluppi inattesi, come se si trattasse di jam estemporanee ispirate da visioni e figure provenienti da diversi background. Anche gli interventi in solo mantengono una certa coerenza con l’estetica d’insieme, caratterizzata, per sommi capi, da un jazz rock che potrebbe richiamare in mente Frank Zappa e derivati. In scaletta, oltre agli originali, troviamo anche In A Sentimental Mood di Duke Ellington, Aerei di carta di Marco Tamburini, e Bocca di rosa di Fabrizio De André, a testimoniare un’ampia veduta anche nelle scelte di repertorio.

lunedì 20 febbraio 2017

Roberto Bonati / Bjergsted Jazz Ensemble: “Nor Sea, Nor Land, Nor Salty Waves” [Parmafrontiere, 2016]

La musica che Roberto Bonati compone per “Nor Sea, Nor Land, Nor Salty Waves” è il risultato di una commissione del Bjergsted Jazz Ensemble del marzo 2015, e quella che si ascolta è la registrazione avvenuta presso l’Università di Stavanger, in Norvegia, nel successivo mese di agosto. Per realizzare gli otto brani in programma, Bonati trae ispirazione da alcune figure letterarie della mitologia scandinava, scenario culturale e musicale a lui caro e al quale ha dedicato alcuni anni di studio e confronto. Ne deriva un lavoro dalle ampie ambientazioni timbriche, dove trovano posto archi, fiati, chitarra elettrica, voce e sezione ritmica, e nel quale il susseguirsi degli eventi sonori avviene in maniera misurata, come se si trattasse della narrazione di una storia, tra interazioni d’insieme e slanci solisti.

sabato 18 febbraio 2017

Zeno De Rossi: “Zenophilia” [Auand, 2017]

Per il suo “Zenophilia” il batterista e compositore Zeno De Rossi organizza un trio dalla particolare conformazione timbrica, completato da Filippo Vignato al trombone e da Piero Bittolo Bon al sax alto e al flauto basso in una traccia. Questo episodio, dal titolo Red Bird, dedicato a Sergio Candotti (il lavoro include anche dediche a Ed Blackwell e Joey Baron), è uno dei passaggi di maggiore suggestione, di una scaletta originale che si sviluppa con misura, equilibrio e con una costante sensazione di imprevedibilità, sia formale sia espressiva. Le tracce che vedono il trio cimentarsi in rifacimenti sono Theme From Taxi Driver, dove affiora la cantabilità del tema esposta da Bittolo Bon, e Feet Music di Ornette Coleman, segnata da una decisa interazione d’insieme.

venerdì 17 febbraio 2017

Apocalypse Trio feat. Paolo Angeli: Live At Fasano Jazz [Jazz Engine, 2017]

“Live At Fasano Jazz” fa riferimento alla performance dal vivo dell’Apocalypse Trio, composto da Vincenzo Deluci alla tromba, Camillo Pace al contrabbasso e Giuseppe Mariani all’elettronica, insieme al chitarrista sardo Paolo Angeli in quel di Fasano nel 2014. In scaletta troviamo sei tracce, una delle quali è un omaggio alla musica di Ennio Morricone, dal repertorio del quale viene estratta una breve suite di dieci minuti, dove il jazz, inteso come improvvisazione di forme e ibridazione di suoni, è costruito su basi ritmiche sintetiche, a volte ripetitive e ipnotiche. Nella lunga nota di copertina è Paolo Fresu a spiegare le intenzioni e i motivi di un lavoro dietro al quale si cela l’importante storia umana di Vincenzo Deluci.

giovedì 16 febbraio 2017

Gustavo Cortiñas Snapshot: Esse [OA2 Records, 2017]

“Esse” è l’album che dà seguito alla discografia da leader di Gustavo Cortiñas, dopo l’apprezzato “Snapshot” del 2013. Per il batterista e compositore messicano, di base a Chicago da diversi anni, si tratta di uno snodo importante del suo percorso artistico, perché propone una scaletta di soli originali – lontani da un immediato incasellamento stilistico - legati insieme da uno sviluppo tematico che fa riferimento all’ «evoluzione della filosofia western», come lui stesso ci ha illustrato in fase di presentazione. Oltre alle percussioni gli arrangiamenti di Cortiñas prevedono un’ampia struttura timbrica, che include, in alternanza, pianoforte, chitarra, tenore, tromba, trombone e contrabbasso, e i brani, spesso articolati e compositi come l’iniziale Dialectics Of Freedom di oltre dodici minuti, formano un insieme dalla forte personalità e dal profondo scavo espressivo. All’interno del booklet ogni brano è descritto con relativa ispirazione e significato.

mercoledì 15 febbraio 2017

Giovanni Mirabassi: “Live In Germany” [CAM Jazz, 2017]

Edito dalla CAM Jazz di Ermanno Basso, “Live In Germany” testimonia la performance in pianoforte solo che Giovanni Mirabassi ha tenuto il 16 settembre 2014 presso gli Studi Bauer di Ludwigsburg. La scaletta, che si protrae per oltre un’ora, è un omaggio a tre figure chiave nel percorso artistico del pianista, e si compone di rifacimenti di brani cari a Mercedes Sosa, Edith Piaf ed Ella Fitzgerald, oltre a tre sentite dediche di musica improvvisata. Il tutto suona in maniera elegante, garbata, e Mirabassi propone un pianismo mai eccessivo, in un flusso continuo d’idee che scorre tra penombre e passaggi dalla luce timbrica accecante, tra accenni e piccoli brandelli di note a momenti colmi di cantabilità melodica. Della ripresa audio si possono apprezzare, soprattutto in cuffia, le sfumature e i dettagli timbrici dell’intera performance.

lunedì 13 febbraio 2017

GnuQuartet: Untitled [Nadir Music, 2016]

Dopo aver accumulato esperienze di vario genere e collaborato con diversi artisti, come Niccolò Fabi e Negramaro, lo GnuQuartet (Francesca Rapetti, flauto; Roberto Izzo, violino; Raffaele Rebaudengo, viola; Stefano Cabrera, violoncello) raduna le proprie idee, sia formali sia espressive, riversandole nell’album “Untitled”, edito da Nadir Music. Si tratta di undici tracce strumentali, in una delle quali si apprezza l’intervento al pianoforte di Giuliano Sangiorgi, ognuna intitolata Idea seguita da una numerazione, che riflettono le intenzioni di una colonna sonora immaginaria, con passaggi ora evocativi e rilassati, poi più incisivi e dal piglio ritmico incalzante.

sabato 4 febbraio 2017

Kuku: “Kuku” [Improvvisatore Involontario, 2017]

Edito da Improvvisatore Involontario “Kuku” è l’album dell’omonimo trio composto da Sara Montagni, voce e flauto, Martino Rappelli, chitarre, e Tommaso Rosati, elettronica e batteria. Si tratta di un trio dall’atipica conformazione timbrica, costruita attorno all’unione di sonorità acustiche ed elettroniche, su strutture ritmiche spesso incalzanti. L’andamento degli otto brani in scaletta è in continuo divenire, con frammentazioni, glitch, richiami techno, sviluppi melodici cantabili e trattamenti sonori gestiti in tempo reale tramite appositi hardware. Quella dei Kuku è un’attualità formale dalla profonda valenza espressiva, lontana da stereotipi e soluzioni a portata di mano.