mercoledì 18 aprile 2018

Antonio Sanchez – WDR Big Band: “Channels Of Energy” [CAM Jazz, 2018]

Frutto di una settimana di registrazioni in quel di Colonia nel dicembre 2016 il doppio CD “Channels Of Energy”, edito dalla CAM Jazz di Ermanno Basso, segna l’incontro tra Antonio Sanchez e la WDR Big Band condotta da Vince Mendoza. Questo lavoro segue nella discografia del batterista messicano l’album in solo “Bad Hombre” [CAM Jazz, 2017], e conferma il suo ispirato momento creativo, per l’occasione espanso e amplificato attraverso la condivisione e il confronto con i membri dell’orchestra. Mendoza, che ha curato gli arrangiamenti degli otto brani in programma, disegna scenari capaci di far risaltare la narrazione di Sanchez, il quale si rivela solista dalle importanti dinamiche, decise quanto di estrema classe, e motore ritmico instancabile al servizio delle manovre d’insieme e degli altri solisti chiamati a intervenire. L’album emana una “freschezza compositiva” che trova nella cantabilità dei temi, e nell’ampio respiro timbrico dell’orchestra, il suo principale motivo di interesse, per una musica che ben si identifica con i “canali di energia” ai quali fa riferimento il titolo dell’album

Bobo Stenson Trio: Contra la indecisión [ECM, 2018]

Il trio capitanato da Bobo Stenson, con Anders Jormin al contrabbasso e Jon Fält alla batteria, torna a registrare per la ECM di Manfred Eicher a sei anni di distanza da “Indicum”. In quella incisione la scaletta era aperta da un brano di Bill Evans, Your Story, mentre nel nuovo lavoro “Contra la indecisión” il rifacimento posto a inizio programma è ripreso dal repertorio del cantante e compositore cubano Silvio Rodriguez. Il filo che lega i due album si incontra nell’organizzazione sonora del trio, nella capacità narrativa di Stenson, e in un modo di allacciare forme e sensazioni senza inutili giri di note. I brani si susseguono come storie tenute assieme da un amalgama che riflette la grande coesione di gruppo, basata su interplay sopraffino, equilibri timbrici, schemi che si incastrano con naturale evoluzione.

Andy Sheppard Quartet: “Romaria” [ECM, 2018]

“Romaria” segue nella discografia di Andy Sheppard “Surrender By Sea” (ECM, 2015), e anche in questa occasione vede al fianco del sassofonista inglese Eivind Aarset alla chitarra elettrica, Michel Benita al contrabbasso e Sebastian Rochford alla batteria. Scenario dell’incisione è di nuovo l’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano, e il quartetto muove verso le consuete, quanto profonde e ispirate, dinamiche espressive, che prevedono in primo piano il timbro di Sheppard, con intorno una tessitura di estremo pregio, prodotta dai piatti di Rochford, dalle corde di Aarset e dai discreti riempimenti di Benita. Il lavoro si sviluppa attraverso originali del leader, fatta eccezione per la title track ripresa dal repertorio di Renato Teixeira, che attraversano scenari sonori compatti, dove l’ascoltatore si imbatte in una trama sonora dall’estrema cura timbrica, costruita con attenzione melodica e con la precisa, quanto avvolgente e poetica, esposizione tematica.

lunedì 16 aprile 2018

Emanuele Passerini – Alessandro “Pacho” Rossi: “Our World” [Dodicilune, 2018]

“Our World” è il frutto dell’incontro artistico tra il sassofonista Emanuele Passerini e il percussionista Alessandro “Pacho” Rossi. I dieci brani in scaletta sono concettualmente divisi in “The Light Side” e “The Dark Side”, in modo da offrire all’ascoltatore un indizio riguardo quello che accadrà nel lungo dialogo tra i due strumentisti, carico di melodie cantabili, ritmi sostenuti e rigogliose fioriture di note, ma anche meditativo, pensoso e diradato. Quello che accomuna il percorso dell’album è il profondo feeling che lega gli interpreti, pronti nello scambiarsi i ruoli di primo piano espressivo e nel confluire in forme sempre in divenire. Passerini alterna soprano, alto, tenore, sopranino, fluato balinese e mbira, arricchendo così uno scenario timbrico già ampio, dato l’armamentario di percussioni che Pacho porta in dote, compresi suoni vocali e oggetti. L’insieme gode di grande libertà espressiva, e l’ispirazione è tratta da alcuni grandi maestri come Nana Vasconcelos, Rashied Ali e John Coltrane, ai quali è dedicata la conclusiva Praises To The Masters. L’artwork di copertina è firmato da Raffaella Simoncini.

Gianluca Vigliar: “Fragia” [Autoproduzione, 2017]

Si intitola “Fragia” l’album firmato dal sassofonista Gianluca Vigliar, per l’occasione in quartetto con i fidati Luca Fattorini al contrabbasso, Marco Valeri alla batteria e la nuova entrata in line-up Francesco Fratini alla tromba. Si tratta di una realtà pianoless che mostra una grande coesione formale, e che sviluppa fitte trame musicali, principalmente basate sulla forza espressiva del leader, il quale, a sua volta, lascia ampi spazi di manovra soprattutto a Fratini, “voce alternativa” in diverse situazioni. Vigliar firma cinque dei sette brani in scaletta, e riflette una scrittura radicata nella tradizione jazzistica degli anni Sessanta, anche se l’insieme emana freschezza di idee, sia ritmiche sia melodiche, e una lunga serie di soli ben equilibrati e carichi di intensità interpretativa. La copertina è realizzata da Francesco Tortorella.

Nicolas Masson: “Travelers” [ECM, 2018]

Registrato a Lugano nell’aprile 2017, “Travelers” è l’album che Nicolas Masson firma insieme al suo quartetto, completato da Colin Vallon al pianoforte, Patrice Moret al contrabbasso e Lionel Friedli alla batteria. Si tratta di musicisti affiatati da un lunga frequentazione, che per questa nuova uscita mettono a reagire tutta la loro sensibilità espressiva in nove tracce firmate dal sassofonista svizzero, dal carattere misurato, nelle quali è l’abbellimento melodico l’obiettivo raggiunto in ogni misura. “Elegante” è il primo aggettivo che salta in mente all’ascolto di “Travelers”, album che conosce movimenti ballad – poetici, chiaroscurali, carichi di riflessione - e situazioni dal piglio più deciso, costruite attraverso il continuo rimando di idee e spunti espressivi, molto spesso intrapresi da Masson, che alterna tenore, soprano e clarinetto con la consueta flessibilità formale.

sabato 14 aprile 2018

Giampiero Locatelli: “Right Away” [Auand, 2018]

Si completa con Gabriele Evangelista al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria il trio capitanato dal pianista Giampiero Locatelli, in questa occasione al primo album nelle vesti di leader. Registrate presso lo studio Artesuono di Cavalicco, Udine, le sette tracce originali del pianista mostrano un approccio alla materia sonora schietto, senza passaggi sottintesi e significati celati. Questo si traduce in un’esposizione tematica sempre chiara e diretta, che trova nella cantabilità melodica il principale polo d’attrazione e significato. Il trio non manca nell’imbattersi in parentesi dalla minore leggibilità, attraversando situazioni dilatate e strade sonore impervie, che rimandano a un’idea di inquietudine. Locatelli tra i ringraziamenti cita Ligeti, icona dalla quale trarre la giusta dose di ispirazione e insegnamento. La foto di copertina è firmata da Luca A. D’Agostino.

Nello Mallardo: “La bellezza dell’essenziale” [Dodicilune, 2018]

Nove tracce in trentacinque minuti compongono il lavoro in pianoforte solo di Nello Mallardo, un artista che attraverso la propria scrittura, derivante da un background con esperienze in ambito sia classico sia di jazz contemporaneo, “fotografa” emozioni e momenti fondamentali della sua vita, come lui stesso sottolinea nelle note interne del CD. Quella che si ascolta è una musica dal forte carattere melodico, impreziosita da cambiamenti umorali anche se, in linea di massima, riferibili a una certa introspezione, tradotta da toni minori e pause riflessive. La cantabilità dei temi rimane il nocciolo formale nel modo di esprimersi di Mallardo, ma il suo “La bellezza dell’essenziale” – titolo programmatico e centrato -, non manca di interessanti attriti timbrici e passaggi dalla notazione ricca e piena di suggestioni. 

                                           

Giancarlo Schiaffini – Walter Prati – Francesca Gemmo – Sergio Armaroli: “Luc Ferrari Exercises d’Improvisation” [Dodicilune, 2018]

Come il titolo lascia intendere questo lavoro firmato da Giancarlo Schiaffini (trombone), Walter Prati (violoncello), Francesca Gemmo (pianoforte) e Sergio Armaroli (vibrafono) è dedicato alla figura del compositore francese Luc Ferreri, dal repertorio del quale sono estrapolati, rivisitati, indagati, metabolizzati e riversati in maniera personale sette “Execises d’Improvisation”. Ne deriva lo scenario avanguardistico costruito dai quattro interpreti, ognuno dei quali abituato nel cimentarsi in territori espressivi tano liberi quanto impervi e non privi di trappole formali, con estrema dedizione e disinvoltura, in un continuo rimando di suoni, input, misure e suggestioni. L’insieme è privo di spettacolarità gestuale, e l’ascolto riserva una sorta di rarefatta densità, spesso costruita attorno a piccoli gesti, a volte piccolissimi, che si affastellano fino a comporre figure ipnotiche e di lucente complessità. Le note di copertina sono firmate dalla vedova Ferreri Brunhild Meyer. 

                                         

Aparticle: “Bulbs” [UR Records, 2018]

Le firmano Michele Bonifati (chitarra elettrica) e Giulio Stermieri (Fender Rhodes, organo Hammond) le sette tracce in scaletta di “Bulbs”, l’album del quartetto Aparticle completato da Ermanno Baron (batteria) e Cristiano Arcelli (alto). Si tratta di un’anima musicale attraversata da molte sonorità elettriche, taglienti e spesso incalzanti, mediate dal suono più dolce e meditativo di Arcelli. È il suono di sassofono, infatti, a spostare con buona continuità le sensazioni di ascolto di questo lavoro, collocabile in un’area stilistica aderente alla contemporaneità jazzistica, tradotta da forme prossime alla loro stessa negazione: ora dilatate e impalpabili, poi carice di groove e intrecci sonori. Ampie pagine di improvvisazione danno soluzione e passaggi più rigorosi, nei quali il quartetto muove verso situazioni d’insieme di grande coesione espressiva.
                                            

Stefano Bagnoli: “Rimbaud” [Tǔk Music, 2018]

Come il titolo lascia intuire il lavoro di Stefano Bagnoli, il primo in solo della sua carriera, è dedicato alla figura di Arthur Rimbaud, alla quale il percussionista rende omaggio traducendo in musica idee prese dalla lettura di opere e saggi dell’artista francese. Non si tratta di un lavoro di sola batteria, dal momento che Bagnoli si produce nell’utilizzo di vari strumenti, come pianoforte, vibrafono, contrabbasso, tastiere ed effetti digitali. Ne deriva un orizzonte timbrico ampio e diversificato, dove si incontrano melodie cantabili, attimi di contrazione e situazioni chiaroscurali, per un insieme umorale altalenante e dai diversi spunti d’interesse espressivo. Nel booklet Bagnoli spiega, con brevi scritti, motivi e significati dei diciassette brani in scaletta, a corredo di un’esperienza d’ascolto completa e coinvolgente. In copertina è riprodotta l’opera “Hall Full Man” di Errata Carmona. 

                                         

Dario Carnovale: “Untitled” [Albore, 2018]

Ci sono Alessandro Turchet al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria al fianco del pianista Dario Carnovale in questa sua nuova registrazione per l’etichetta nipponica Albore di Satoshi Toyoda, produttore sempre attento e capace di testimoniare incisioni di livello assoluto di artisti italiani ed europei. Registrate nel giorno di San Valentino del 2017 presso lo studio Artesuono di Stefano Amerio, le nove tracce in scaletta, perlopiù originali firmate da Carnovale, ci proiettano in un’area stilistica mainstream, costruita attraverso l’attento bilanciamento dei timbri, legati da interplay sopraffino e precisa occupazione degli spazi sonori. I temi sono cantabili, spesso velati da una sottintesa malinconia che Carnovale traduce con un pianismo di classe, fatto di tocchi lievi, pause funzionali, spiccato senso dell’attesa e del momento ideale in cui piazzare una nota, un tocco, anche un solo accenno di melodia. 

                                        

sabato 7 aprile 2018

oof3: “North” [Megattera, 2017]

Si rinnova con “North” la collaborazione artistica del trio oof3, composto da Nicola Perfetti alla chitarra elettrica, Federico Gerini al pianoforte e Massimiliano Furia alla batteria. Il trio, già apprezzato in precedenti uscite discografiche e dal vivo, propone una scaletta di dieci brani originali, firmati da Perfetti, che si collocano in un’area stilistica individuabile tra musica ambient, ipotetiche soundtrack, e jazz di estrazione contemporanea. Quest’ultima componente risulta decisiva nel rendere personale un taglio estetico che conosce momenti di cantabilità melodica, spazi di improvvisazione e passaggi “sospesi”, dove ritmo e punti di riferimento tematici di dilatano, prossimi al sottinteso. Giochi di espressività celata, timbriche arricchite dagli effetti di chitarra e dal Fender Rhodes, schegge di suono, rendono l’insieme di sicuro interesse e lontano dalla prevedibilità formale.

Matteo Bortone: “ClarOscuro” [CAM Jazz, 2018]

Come il titolo può lasciare intendere il nuovo disco del contrabbassista Matteo Bortone si basa sull’emozione generata dai contrasti: di durata dei brani, di atmosfera, di approccio complessivo alla materia sonora. Al fianco del leader, che firma il terzo lavoro a suo nome, troviamo Stefano Tamborrino alla batteria, musicista che dimostra la solita duttilità tradotta da un drumming in certi passaggi minimale e in altri deciso e sfaccettato, ed Enrico Zanisi al pianoforte, fonte primaria di espressività che per l’occasione mostra un modo di operare più “acido” e ficcante del consueto. In scaletta troviamo dodici originali di Bortone, il quale, oltre ad arricchire le timbriche con glockenspiel e interventi di preparazione al contrabbasso, si produce in una scrittura che disegna momenti di contemporaneità, sregolati e immaginifici, prevede movimenti d’insieme corali e melodici, e non manca nel “fermare” il flusso sonoro in penombre pensose e introspettive. In copertina è riprodotta l’opera “Electric Blue” di Alessandra Diodati.

mercoledì 4 aprile 2018

Maria Pia De Vito & Burnogualà Large Vocal Ensemble: “Moresche e altre invenzioni” [Parco della Musica Records, 2018]

“Moresche e altre invenzioni” è l’album che Maria Pia De Vito firma insieme al Burnogualà Large Vocal Ensemble – il coro di ventidue elementi da lei diretto - dopo un lungo lavoro di studio fatto attorno alle composizioni moresche del fiammingo Orlando di Lasso. Ne deriva un insieme dal grande respiro timbrico e melodico, dove confluiscono polifonie, contrappunti e intrecci tematici per la realizzazione di un “luogo musicale” crocevia di stili e tradizioni, tra improvvisazione, musica napoletana, richiami all’Africa e alle radici del suono vocale. Inoltre, partecipano a questo album dal peculiare profilo estetico diversi musicisti, come, tra gli altri, il pianista Lorenzo Apicella e gli ospiti Ralph Towner e Rita Marcotulli, che contribuiscono a rendere più largo un orizzonte espressivo principalmente basato sulla forza evocativa dello strumento vocale. 

                                          

Carla Marcotulli: “Love Is The Sound Of Surprise” [Parco della Musica Records, 2018]

A dieci anni dal precedente “How Can I Get To Mars” [ACT, 2008] la cantante Carla Marcotulli dà seguito alla sua discografia con un album che lei stessa definisce come: «[…] Quello che a oggi più mi rappresenta e racconta la mia storia musicale». Quello proposto è un percorso che include il jazz mainstream, la musica classica e le incursioni negli ambienti di musica contemporanea, e che nei dodici brani in scaletta ci restituisce un’artista poliedrica, capace di arrotondare le melodie, di prodursi in morbide ballad, di solcare i temi con brio e freschezza interpretativa. L’album vede Marcotulli impegnata in varie formazioni, che coinvolgono una line-up di estremo valore, dove troviamo, tra gli altri, Dick Hallingan, pianoforte, tastiere e arrangiamenti, Giovanni Tommaso al contrabbasso, Pietro Tonolo al soprano, Bruce Dimas alla batteria e Sandro Gibellini alla chitarra. L’illustrazione di copertina è firmata dalla leader e raffigura: «[…] La mia idea di jazz e di musica: viva, metropolitana, colorata, sempre aperta all’incontro e al viaggio».

lunedì 19 marzo 2018

Norma Winstone: “Descansado - Songs For Films” [ECM, 2018]

Come il titolo lascia intendere il nuovo album firmato da Norma Winstone, in trio con Klaus Gesing al clarinetto basso e sassofono soprano e Glauco Venier al pianoforte, ripercorre temi provenienti da musica per film, pescati in repertori di prestigio come, tra gli altri, quelli di Nino Rota, Ennio Morricone, Michel Legrand e William Walton. Il brani presi in considerazione sono stati arrangiati da Gesing e Venier, e spesso presentano delle rinnovate vesti formali, dove alla principale espressività affidata alla voce si affiancano i timbri di pianoforte e fiati, che aggiungono elementi di cambiamento e spunti di interesse melodico. Il tutto è legato da un modo di operare discreto, in un equilibrio di suoni e silenzi di rara intensità, e nel quale intervengono i musicisti ospiti Helge Andreas Norbakken alle percussioni e Mario Brunello al violoncello, con presenze palpabili quanto aderenti all’estetica d’insieme.

                                             

giovedì 15 marzo 2018

Shinya Fukumori Trio: “For 2 Akis” [ECM, 2018]

È il marzo 2017 quando Manfred Eicher decide di registrare il trio capitanato dal batterista Shinya Fukumori, con Walter Lang al pianoforte e Matthieu Bordenave al tenore. La loro è una proposta estetica dal profondo scavo espressivo, costruita attorno a dinamiche misurate, movimenti in equilibrio timbrico e ritmico, su un forte senso di cantabilità melodica. Elemento messo in evidenza dal tenore di Bordenave, essenziale e narrativo, e ribadito dalle tenui linee disegnate da Lang, pianista in grado di tratteggiare in filigrana e di rimanere presente in una apparente impalpabilità. Da dietro la batteria Fukumori osserva e dirige, con gesti tanto piccoli quanto decisi e di estrema razionalità.

lunedì 12 marzo 2018

Rosa Brunello Y Los Fermentos: “Volverse” [CAM Jazz, 2018]

Registrato a la Casa della Musica di Trieste, nel febbraio 2017, “Volverse” è il nuovo capitolo discografico che Rosa Brunello firma insieme ai suoi Los Fermentos, il quartetto completato da Alessandro Presti alla tromba, che ha preso il posto in line up di Davide Boato, Filippo Vignato al trombone e Luca Colussi alla batteria. Al centro dei significati della musica del quartetto rimane la cantabilità melodica dei temi, esposta dai fiati che si intrecciano, si uniscono o prendono direzioni solitarie su strati ritmici flessibili, pronti al cambio di direzione formale. Ci sono tanti dialoghi strumentali nella musica scritta dalla contrabbassista, che firma quasi l’intera scaletta, c’è del sapore mediterraneo, e durante l’ascolto ci si imbatte in groove profondi, dalle timbriche scure e brumose. L’insieme si rileva mutevole, privo di ristagni espressivi e di prevedibilità, merito di una fluidità di gruppo rara e ben delineata. Il lavoro fotografico del CD è firmato da Elisa Caldana.

Francesco Geminiani: “Colorsound” [Auand, 2018]

In questa nuova uscita targata Auand Records, registrata al Bunker Studio di Brooklyn nel 2015, troviamo il trio capitanato dal sassofonista Francesco Geminiani, il quale propone una scaletta quasi esclusivamente composta da propri brani. Tracce pensate in funzione del suo tenore, spesso fonte primaria di significati, melodie e temi, ma anche dei due musicisti che lo affiancano: Rick Rosato al contrabbasso, che produce un suono denso e che, in particolar modo nelle parentesi in solo, sa scendere in frequenze abissali; Mark Schilders alla batteria, dotato di swing viscerale, spontaneo, fluttuante. Tra contemporaneità e richiami alla tradizione, il lavoro si basa su una precisa visione estetica e concettuale che Geminiani riassume così: «È un lavoro focalizzato sui colori che vedo ascoltando la musica, una sinestesia che mi accompagna da sempre e che trasforma ogni mia esperienza sonora in un caleidoscopio di sensazioni visive. Ho voluto mettere in musica alcuni di questi colori, cercando di invertire il processo e partendo questa volta dall’aspetto visivo per arrivare alla musica». La foto di copertina è di Maria Trofimova.

mercoledì 7 marzo 2018

Kit Downes: “Obsidian” [ECM, 2018]

In questa nuova uscita il pianista Kit Downes lascia da parte il jazz feeling messo in mostra nei precedenti lavori, come quello svolto nel ruolo di sideman con Thomas Strønen dal titolo “Time Is A Blind Guide” (ECM, 2015), per un approccio più contemplativo ed ecclesiastico. Il suo “Obsidian” lo vede alle prese con l’organo da chiesa, strumento che fa parte del background dell’artista inglese, e con gli ambienti sonori esplorati per l’occasione: la Broeswell St. Edmund Church, la Union Chapel Church e la Snape Church of John the Baptist. Luoghi nei quali Downes sviluppa lunghe trame melodiche, frutto di profonda ispirazione, dove il suono “respira” e si espande con lentezza, misura e sacralità. “Obsidian” vede anche la partecipazione del sassofonista Tom Challenger, compagno di ventura di Downes nell’album “Vyamanikal” (Slip Records, 2015), nel brano Modern Gods, un passaggio che evidenzia un’estetica d’insieme anche fatta di brillante improvvisazione.

Alberto La Neve – Fabiana Dota: “Lidenbrock - Concert For Sax And Voice” [Manitù Records, 2017]

Come il titolo di questo album lascia intendere la musica di Alberto La Neve e Fabiana Dota si basa sul rapporto tra sassofono e voce, che i due instaurano ispirandosi alla vicenda di Lidenbrock, il personaggio principale del romanzo di Jules Verne “Viaggio al centro della terra”. Quella che si ascolta è un’estetica costruita attorno alla cantabilità melodica dei quattro lunghi brani in scaletta, dove la voce di Dota – a volte trattata con effetti - si fa strumento e si attorciglia al suono del sassofono tenore, a sua volta ripetuto e manipolato attraverso loop machine ed elettronica. Lavoro concettuale, insistito, che accompagna l’ascoltatore attraverso diverse stanze sonore, capaci di circondare e coinvolgere grazie a una scrittura attenta all’equilibrio espressivo e alla costruzione d’insieme pensata con estrema sensibilità estetica.

ps3 – Pietro Santangelo Trio: “Clinamen” [Emme Record Label, 2017]

Il trio capitanato dal sassofonista Pietro Santangelo si completa con Vincenzo Lamagna al contrabbasso e Salvatore Rainone alla batteria, e il loro album “Clinamen” arriva dopo un lungo periodo di collaborazione in concerti dal vivo. Perlopiù originali firmate dal leader, le tracce in scaletta accolgono anche brani di John Zorn e Frank Zappa, a testimoniare l’anima poliedrica di questo trio, che spazia da ambientazioni pensose, vedi l’introduzione di Polaris, a momenti dove a trasudare è un groove intenso e dal profondo scavo espressivo, come avviene in Terzo vero. Santangelo mantiene spesso il primo piano melodico delle situazioni proposte, ma nelle dinamiche del trio non mancano gli spazi di manovra per gli altri interpreti, a loro volta poli catalizzatori di un’estetica dall’anima contemporanea.

venerdì 2 marzo 2018

Cocoon: “Still, Moving” [Emme Record Label, 2017]

C’è la voce di Francesca Gaza al centro delle dinamiche espressive dei Cocoon, il quartetto completato da Luca Sguera al pianoforte, Alessandro Mazzieri al basso elettrico e Saverio Cacopardi alla batteria. Il loro primo album “Still, Moving” si sviluppa attraverso otto brani, che sono riconducibili al jazz interpretato attraverso la forma canzone, ma che poi si rivelano come composizioni articolate, capaci di cambiare pelle in maniera misurata, con lente sovrapposizioni di atmosfere e accostamenti timbrici. Sguera di rivela come “voce alternativa” a quella di Gaza, soprattutto in alcune introduzioni libere da schemi. Nell'insieme l’utilizzo di effetti elettronici si avverte in minima parte, andando a coagulare una tessitura estetica pregiata e ben messa a fuoco. La foto di copertina è di Francesca Cersosimo.

giovedì 1 marzo 2018

Maxime Bender Universal Sky: “Universal Sky” [CAM Jazz, 2018]

La caratteristica principale di questo lavoro firmato da Maxime Bender, e dal suo quartetto Universal Sky, è individuabile negli accostamenti timbrici, che prevedono l’alternanza di sassofono tenore e soprano del leader, la chitarra elettrica di Manu Codjia, l’Hammond B3 manovrato da Jean-Yves Jun e la batteria dietro la quale siede Jérome Klein. Bender occupa spesso i primi piani espressivi delle dieci tracce in scaletta, e il suono delle sue ance trova alternanza con chitarra e organo, disegnando scenari che vanno dal misurato e rarefatto a situazioni dalla decisa impronta ritmica. Il sassofonista lussemburghese, classe 1982, mette a punto con questo lavoro il suo stile, essenzialmente basato sul respiro melodico dei temi, sempre fluidi, discorsivi, e dalla notevole cifra di cantabilità.